English
Secrets Naples
Scaramanzie napoletane

Le scaramanzie napoletane: non ci credo, ma mi organizzo

Napoli e la scaramanzia: una cosa seria, detta ridendo

A Napoli la scaramanzia non è soltanto paura della sfortuna: è un modo teatrale, affettuoso e spesso molto ironico di trattare l'imprevisto. Il napoletano può essere modernissimo, usare lo smartphone, pagare con il bancomat e prenotare tutto online; poi però, se sente una frase troppo ottimista, magari si sistema discretamente il corno rosso in tasca. Non perché ci creda davvero, per carità. Ma perché, come direbbe lo spirito della città: "e se poi funziona?".

Questa è la grande bellezza della scaramanzia napoletana: si muove tra fede, gioco, teatro, abitudine di famiglia e istinto di sopravvivenza. Non pretende sempre di essere logica. Anzi, spesso la sua forza sta proprio nel contrario: è una piccola assicurazione emotiva contro il caos della vita.

La jettatura: quando lo sguardo pesa più di una bolletta

Il grande classico è la jettatura, cioè l'influsso negativo che qualcuno, volontariamente o no, potrebbe portarsi appresso. A Napoli lo jettatore non deve per forza essere cattivo: a volte è semplicemente uno che entra in una stanza e fa spegnere la luce, rompe il bicchiere, fa perdere il tram e magari dice pure "che bella giornata!" due minuti prima del temporale.

La cosa interessante è che la jettatura non è solo una chiacchiera da vicolo. Nel Settecento il giurista napoletano Nicola Valletta pubblicò la celebre Cicalata sul fascino volgarmente detto jettatura, un testo del 1787 che affrontava il tema in maniera semiseria, provando perfino a dargli una spiegazione razionale. Insomma: Napoli discuteva di superstizione con l'aria di chi scherza, ma intanto ci scriveva sopra un saggio.

Il gesto delle corna


Il corno rosso: piccolo, storto e molto impegnato

Il re degli amuleti napoletani è lui: 'o curniciello, il corno rosso. Deve essere rosso, appuntito, possibilmente ricevuto in dono e non comprato per se stessi, perché anche la fortuna ha le sue buone maniere. Il corno serve contro il malocchio e la jella, ma la sua storia è più antica del souvenir appeso allo specchietto dell'auto.

La forma del corno richiama antichi simboli di forza, fertilità e protezione. Nel mondo greco-romano, figure come Priapo e gli amuleti fallici avevano una funzione apotropaica, cioè servivano ad allontanare il male e l'invidia. A Napoli tutto questo è diventato più elegante e portatile: un cornicello rosso, magari di corallo nella tradizione più preziosa, capace di fare il suo lavoro senza disturbare troppo.

Attenzione però: il corno non è una bacchetta magica. Se attraversate col rosso, il corno vi guarda e probabilmente pensa: "Io faccio quello che posso, ma tu aiutami".

Fare le corna: il gesto rapido per quando non c'è tempo

Quando la situazione si fa improvvisamente pericolosa, il napoletano non sempre ha il tempo di cercare l'amuleto. E allora scatta il gesto: indice e mignolo distesi, mano verso il basso, possibilmente accompagnata da un sonoro "Tiè!". È il pronto soccorso della scaramanzia.

Il gesto delle corna, come il cornicello, è collegato all'idea di respingere il malocchio. Naturalmente a Napoli bisogna usarlo con competenza, perché le corna possono anche significare tradimento amoroso. Quindi, prima di farle verso qualcuno, assicuratevi che il contesto sia quello giusto. Una scaramanzia sbagliata può diventare una discussione molto concreta.

Sale, olio e altre piccole tragedie domestiche

Tra le scaramanzie più diffuse c'è quella del sale rovesciato. Il sale, per secoli, è stato un bene prezioso: conservarlo, venderlo e tassarlo era una faccenda seria. Sprecarlo portava male anche per un motivo molto pratico: costava. Da qui il gesto di gettarne un pizzico dietro la spalla, come a dire alla malasorte: "Tieni, questo è per te, e mo' vattenne".

Anche l'olio versato non promette bene. Non solo perché unge il pavimento e qualcuno dovrà pulire, ma perché l'olio era simbolo di nutrimento, luce, cura e ricchezza domestica. Perdere olio significava perdere qualcosa di prezioso. A Napoli, dove la casa è spesso un piccolo regno, queste cose non si prendono alla leggera.

La Smorfia: sognare, contare e tentare la fortuna

Poi c'è la Smorfia napoletana, il grande dizionario popolare che trasforma sogni, persone, oggetti e situazioni in numeri da giocare. Il morto che parla, il mare, il pane, la risata, il pianto: tutto può diventare numero. È una scaramanzia? È cabala? È poesia domestica? Forse tutte e tre le cose insieme.

La Smorfia racconta benissimo il carattere napoletano: davanti al destino non ci si limita a subire, si interpreta. Se la vita manda un sogno strano, Napoli gli chiede almeno tre numeri buoni.

"Non è vero... ma ci credo"

La frase perfetta per riassumere tutto è "Non è vero... ma ci credo", resa celebre dalla commedia in tre atti scritta da Peppino De Filippo nel 1942 e poi dal film del 1952. Il protagonista è un superstizioso convinto, prigioniero delle proprie paure e dei propri portafortuna. Si ride, ma si ride di qualcosa che tutti riconoscono: quella parte di noi che dice di essere razionale, però evita di sfidare la sorte inutilmente.

Ecco il punto: la scaramanzia napoletana è una forma di teatro quotidiano. Si recita per sdrammatizzare, si ride per non farsi schiacciare, si porta un corno rosso non perché la vita diventi perfetta, ma perché almeno le si risponde con stile.

Una cultura dell'incertezza

La scaramanzia napoletana va letta anche come una risposta storica all'incertezza. Napoli è stata capitale, porto, città affollatissima, luogo di epidemie, terremoti, eruzioni, povertà improvvise e fortune altrettanto improvvise. In un mondo dove il destino sembrava spesso più forte della volontà, piccoli gesti e amuleti offrivano almeno l'illusione di poter trattare con l'invisibile. Non è ignoranza pura: è un linguaggio simbolico nato per dare forma alla paura.

Per questo la scaramanzia convive senza troppi problemi con la religione, con la modernità e perfino con l'ironia. Il napoletano può ridere del malocchio e nello stesso momento fare le corna sotto il tavolo. La contraddizione non lo disturba: anzi, la considera una forma di prudenza elegante.

Quindi, se passate per Napoli e qualcuno vi regala un cornicello, accettatelo. Non fate troppe domande. Ringraziate, sorridete e conservatelo. Male non fa. E se fa bene, meglio ancora.


Condividi su Facebook Condividi su WhatsApp


Facci sapere cosa ne pensi!